Professione “spogliatore”
il sistema perfetto

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Tenacia, passione, occhi attenti, memoria e velocità… spogliare montagne di schedine richiedevano queste qualità per una professione tutta nuova per l’Italia del dopoguerra, nata assieme alle giocate Sisal. Un lavoro nuovo e utile in un’ Italia affamata di lavoro, voglia di sognare e guardare avanti.

Dal Nord al Sud la professione di spogliatore consente di arrotondare lo stipendio e a molti giovani di garantirsi gli studi universitari. E che, settimana dopo settimana è andata avanti per oltre 50 anni, fino all’avvento dell’automazione. Lavoro non facile, dove era vietato sbagliare lasciando poco spazio alle parole, alla stanchezza o alle pause per garantire precisione, puntualità e velocità nel rispetto dei tempi di estrazione e di pubblicazione delle colonne vincenti sui giornali oltre che sui bollettini ufficiali. Sì, perché con la famosa “colonna” gli italiani convivevano e vivevano.
In estrema sintesi lo spogliatore doveva controllare, schedina per schedina, la colonna dei pronostici per verificare quelle vincenti. E tutto era eseguito rigorosamente a mano, nel giro di poche ore. All’epoca infatti, l’estrazione avveniva una volta alla settimana, la domenica, e la chiusura del gioco era fissata per il sabato sera.

La schedina era composta da 3 pezzi o colonne identiche: “matrice”, “spoglio” e “figlia”. La colonna “figlia” veniva trattenuta dal giocatore, mentre il ricevitore conservava sia la matrice che lo spoglio. A fine settimana il ricevitore consegnava le due colonne “matrice” e “spoglio” alle sedi Sisal, all’epoca costituite da 14 filiali, ognuna in un  capoluogo di regione. La domenica mattina iniziava il lavoro per migliaia di ausiliari – i cosiddetti lavori avventizi – che coinvolgevano a livello nazionale circa 2.000 persone ogni settimana.

La prima attività era la divisione delle due colonne matrice e spoglio, rigorosamente fatta con apposite taglierine. La colonna “matrice” veniva quindi chiusa in cassaforte con sigilli sotto il controllo dell’Intendenza di Finanza prima e poi dell’Agenzia delle Entrate, e la chiave della cassaforte consegnata al presidente della commissione, prima dell’estrazione. Le colonne spoglio venivano controllate dagli spogliatori.

La seconda attività, invece, sempre prima dell’estrazione, consisteva nel predisporre le scatole contenenti le schedine da “spogliare”, ovvero da controllare. Il numero di schedine assegnate era fatto in base alle capacità di ciascun spogliatore: tanto più questo aveva doti quali occhio, memoria e velocità, tanto più schedine era in grado di controllare e quindi di ottenere il pagamento di un compenso più alto.
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Tutti gli addetti allo spoglio si ritrovavano nelle sedi Sisal in un’unica stanza, ciascuno seduto a un banco con il suo bel pacco di schede pronto. Le colonne vincenti (1, X, 2) venivano annunciate in sala da un microfono e scattava subito il controllo. Tutti concentrati in uno stesso luogo e tutti con un arco di tempo prestabilito perché si doveva comunicare a Sisal Milano l’esito del concorso indispensabile a stabilire le quote dei vincitori. Le colonne vincenti, selezionate dallo spogliatore, venivano messe da parte e, per sicurezza, ricontrollate da funzionari interni Sisal.

Poi, in un modo che oggi può apparire “rudimentale” – erano altri tempi – ma pur sempre efficace, le schedine vincenti venivano inviate alla sede Sisal Milano. In che modo? Si identificava l’addetto che si recava, ad esempio, in  una stazione ferroviaria per consegnare il “fuorisacco” con gli elenchi dei vincenti al capostazione del treno diretto a Milano. Allo stesso modo un incaricato della sede Sisal Milano andava in stazione a ritirare i plichi.

I risultati vincenti venivano pubblicati sempre il martedì sui quotidiani e non è mai successo che un “incidente di percorso” abbia causato un ritardo nella pubblicazione.
Certo, oggi sembra quasi preistoria, ma per 50 anni il sistema ha funzionato alla perfezione, grazie al genio di chi ha inventato questo processo e alla collaborazione di migliaia e migliaia di persone appassionate al lavoro e al gioco, una grande famiglia poco conosciuta che ha contribuito a portare un sogno nelle case di tanti italiani.

Come scrisse Massimo della Pergola nel volume il Sisalismo, è “un grandioso cronometro che funziona a battito regolare mercé il preciso lavoro dei suoi piccoli e numerosi ingranaggi“.

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